
Minacciò feroce oltre la testa
il cielo, e distante, ciò che resta.
Il volto è stanco, come la terra,
pesante il fianco, pesa la gerla.
Avventa lo sguardo dello schiavo
e affronta duro quello che sei:
nome puro nello scherno degli dei.
Così s’infrange la bugia,
membra scoprono la follia.
No! Fermo! Tempo, già via.
Uno scorrere che è malattia.
Ora da uno sguardo azzurro appena
sguardo esplode e non frena.
Non trattiene iridi d’orgoglio e ira,
si spezza la terra, s’apre, polvere è spira.
Cade, ma canta il suono delle armi,
picche al cielo, grida come stendardi.
L’uomo s’ispira e aspira.
Potere il cielo, s’avvicina!
Ma l’ora è tarda. Guarda.
Ricade l’uomo, e non si salva.
DIMENSIONI
cm 40,5×70 ca.
MATERIALI
Telaio in legno, tela, colori acrilici, vernici
NUMERO D’ARCHIVIO
n. 25

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